Il servizio
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A.G.E.S.C.I. - Gruppo Scout Roma 108 - Tor Sapienza
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«Il punto principale da mettere in rilievo a coloro che entrano nei Rover è che il loro obiettivo principale è il servizio, e che questo servizio può essere prestato all’interno del Movimento o all’esterno, a seconda delle condizioni locali de delle doti di ciascun giovane» (B.-P. da Jamboree, aprile 1926)
L’amore è
per l’uomo e per l’umanità. L’uomo ha una solidarietà istintiva
verso ogni altro uomo, specialmente se lo vede soffrire nel
corpo e nello spirito perché è oppresso, perché ha fame, perché
è malato, perché non ha risorse per affermare la sua dignità e
il suo diritto alla felicità.
Questo è molto bello, ma è anche troppo poco. Perché
la semplice compassione se non diventa subito volontà di fare
qualche cosa e quindi disponibilità concreta a farsi carico
della sofferenza, si trasforma in pietismo o fatalismo che
addormentano le coscienze.
Aiutare i nostri ragazzi a fare il salto di qualità
verso il servizio è uno dei compiti più importanti e più
difficili del nostro impegno come Capi.
Il primo passo è aiutare i rover e le scolte ad
ancorare i loro giudizi – anche sui fatti di tutti i giorni – su
dei valori ben precisi, andando aldilà delle apparenze. In
questo modo sarà per loro possibile vedere con chiarezza le
situazioni e sentirsi motivati a portare un cambiamento.
Il secondo passo è aiutarli a costruire un tessuto
di amicizia e di rapporti di solidarietà tale da costruire
alternativa visibile a ciò che succede intorno.
Nel servizio il valore fondamentale da vivere è il
rispetto dell’altro, che si manifesta nel cercare un linguaggio
comune e nella disponibilità a farsi cambiare, senza presunzioni
e senza sopraffazioni.
Ma poniamoci una domanda: perché lo scoutismo
propone di servire e non solo di aiutare?
La differenza, apparentemente sottile, è in realtà
vistosa. Il gesto d’aiuto è richiamato dalla necessità: …mi
chiedi una mano, te la do… Ma l’atteggiamento del servizio è
provocato dalla volontà di mettersi a disposizione: non
occasionalmente, ma come modo di vivere.
Se vogliamo servire non è solo perché c’è un bisogno
cui rispondere; il senso è più profondo: significa mettersi a
fianco di chi è ostacolato nel suo essere e con lui vivere e
risolvere i problemi.
L’aiuto cessa con il cessare della necessità; la
scelta di servire, invece, equivale a mettersi in pianta stabile
dalla parte dei più deboli. Certo, non è facile: perché impone
di assumere come proprie le situazioni di incertezza sul domani,
di sofferenza e di oppressione dell’oggi.
Ma è nel contempo una proposta educativa profetica
per la società in cui viviamo.