Storia (quasi epica) di una grande rinascita
Sembrava
Sembrava il 1982.
Erano bei periodi, quelli.
L’Italia
del calcio vinceva il Mundial in Spagna, nascevano Italia 1 e Rete 4, usciva
nelle sale cinematografiche “Conan il barbaro” e il Roma 108 metteva in scena lo
spettacolo “La Divina quasi Commedia”.
In un’atmosfera surreale iniziava il grande ciclo di animazioni del nostro gruppo, che negli anni sarebbe diventato leggenda. Si susseguirono grandiosi avvenimenti, spettacoli brillanti e partecipazione di massa del pubblico finchè, come se qualcuno avesse spento la luce, la grande tradizione è andata affievolendosi. Si arriva al 2002, il Robin Hood portato in scena dal Clan è l’ultimo colpo di coda della storia del Roma 108.
Sembrava.
Una sera d’inverno, una sonnolenta CoCa decideva che era ora di
riaccendere la luce; di provarci, almeno. Non poteva essere che la grande
tradizione si fosse estinta per sempre, serviva un gesto forte, una
rianimazione, un spettacolo. Gli animi si scaldano e da sonnolenta la CoCa
diventa eccitata, febbrile, determinata a regalare una grande emozione. Ma, dopo
un rapido calcolo, si vede che il progetto è
ambizioso, forse troppo per un gruppo che da tempo non esercita più la sacra
arte della recitazione. E allora serve trovare un componente aggiuntivo, una
molla supplementare che permetta di compiere il grande balzo che per molti
sembra essere un salto nel buio. Dal nulla ecco che spunta il vero braccio
destro del nostro gruppo: i genitori.
Adesso la CoCa ci crede davvero, non più sola, con i genitori accanto a far da battistrada e tutta l’efficienza organizzativa di una Comunità Capi ai massimi livelli.
La luce è accesa, non è ancora molto luminosa ma fa intravedere la strada del successo.
Nel frattempo i genitori iniziano a vedersi e provare svariate volte, dando esempio di serietà e volontà ai loro ragazzi. Da parte loro, le branche ritirano fuori abilità non esercitate da tempo, si impegnano (chi più chi meno) e dal lupetto più piccolo al repartaro più grande tutti si sentono ingranaggi di un’imponente macchina che si è messa in moto.
Per il Clan sono necessarie due righe a parte. Partendo da ottimi presupposti, i ragazzi R/S sanno di essere la nuova linfa del gruppo, sentono una responsabilità diversa e più matura che non si limita alla partecipazione dell’evento. Sono consapevoli che il loro ruolo è quello di sostenere la CoCa in questo grande progetto, sono chiamati a metterci anima e corpo. Non deluderanno le attese.
I
capi fiutano l’odore di impresa e allora stringono i denti, si mettono l’abito
di direttori d’orchestra e guidano il gruppo e i genitori verso il 21 dicembre.
Come luogo dello spettacolo viene scelto il teatro dei Monfortani, ormai come una seconda casa per il Roma 108, bello, confortevole e soprattutto molto capiente. In fondo, se si vogliono fare le cose in grande serve un grande palcoscenico. Tutto proseguiva nel migliore dei modi.
Sembrava.
L’organizzazione fatta da uno scout esige la quasi perfezione, per questo si fa fatica ad arrivare all’obiettivo. I ragazzi dopo un po’ si stancano, i capi pure, i genitori provano e riprovano in completa segretezza ma dalle loro parole traspare la fatica tipica di chi ci mette tutto, forse troppo, trascurando anche la famiglia. Dubbi e perplessità sono pane quotidiano della CoCa, i tempi stretti e la disponibilità del teatro, che non è esclusiva del 108 ma da dividere con una festicciola scanzonata fatta da alcuni genitori prima dello spettacolo.
Il 21 dicembre si avvicina, silenzioso e ammiccante; è strano sentirsi in ballo dopo tanto tempo, piacevole e ansiogeno al tempo stesso.
Il gruppo è quasi pronto. Tutti hanno raffinato i loro interventi
ed è tempo di buttare giù una scaletta. Se ne occupa la CoCa stando attenta a
dare il giusto spazio a chiunque, calibrando i possibili momenti più emozionanti
a quelli un po’ più tranquilli. La preparazione giunge al termine il giorno
stesso dello spettacolo non per inefficienza ma per la famosa (quanto
impossibile) ricerca della perfezione.
Fatidico, il 21 arriva.
La serata si preannuncia elettrica, l’odore di palco invade le giovani narici dei ragazzi che rispondono con calore e prontezza. Guidati da alcuni capi fanno la prova generale sul palco, calcolano i tempi a cronometro e studiano le posizioni ottimali. Entrate da fuori le quinte, luci da piazzare, coreografia imbandita e il grande logo che campeggia al centro del palco “Concerto di Natale del Roma 108”. In barba a qualcuno che usa Aule ben più grandi, con artisti più famosi e città ricche tipo Montecarlo.
I genitori “non recitanti” iniziano a occupare la platea e di sottofondo una musica natalizia annuncia che lo spettacolo inizierà di li a poco. La CoCa è unita negli sforzi e i ragazzi sono pronti.
Si parte.
I fantasmi del passato passano sul palco ma si dissolvono in un
attimo, giusto il tempo per i presentatori
di
annunciare l’attesa serata. Gli applausi sono balsamo e il pubblico scompare.
Dal palco non si vede niente, solo buio e rumore di qualche sedia spostata.
Inizia la Squadriglia Pantere che funge da detonatore; la macchina è in moto e si fermerà solo alla fine. Il turno dei genitori è accolto da un boato. Cantano e mettono in scena “l’Annunciazione” della Smorfia con una bravura da attori navigati.
La platea riceve emozioni e le ritrasmette sottoforma di fragorosi applausi. E ancora squadriglie ma soprattutto lupetti. Lupetti come non si vedeva da tempo. Ordinati e ben orchestrati dai Capi Branco, hanno aggiunto al momento la loro seria tenerezza con il canto “Gloria” . I genitori tornano sul palco diverse volte per fare il pieno di applausi e i due presentatori gestiscono con maestria tempi e contrattempi, che sono inevitabili.
Dietro le quinte la CoCa è impeccabile: il regista e capo gruppo
dirige lo spettacolo. Le musiche sono
trascinanti e le luci ben indovinate, l’effetto fuori è immediato. La serata si
impenna in più di un’occasione e l’intesa col pubblico è totale.
C’è la consapevolezza che si sta facendo la storia e nessuno è soddisfatto finchè tutto non sarà archiviato.
Conclude la serata una prova imponente del Clan, che con un indimenticabile coro gospel ballato mette il sigillo alla festa.
Il finale è da brividi. Mentre i presentatori intrattengono il pubblico, tutto il gruppo si sistema dietro le quinte per dare un ultimo, grandioso, saluto. Si apre il sipario e la fotografia di quello che appare è da vedere color seppia: non ci sono più singoli individui, c’è solo il gruppo scout Roma 108.
Da qualche parte, Talia e Tersicore, le muse della commedia e della danza, sorridono.
L’impresa è fatta. Il Roma 108 sul palco si risveglia grande.
Sembrava il 1982.
Dario De Felicis

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